lunedì 19 novembre 2007

Quando la scienza si fa teatro



Intervista a Valeria Patera, www.retididedalus.it

A colloquio con la drammaturga e regista milanese che ha dedicato il suo ultimo libro “La mela di Alan” al matematico Alan Mathison Turing, reputato l’inventore del computer. Un personaggio geniale ed eccentrico morto suicida. Passione per la contaminazione e principio di inclusione sono le modalità operative che permettono alla scrittura scenica di dare senso espressivo alla conoscenza scientifica.

di Martina Velocci

Intervistiamo Valeria Patera, poetessa, autrice, regista e originale esponente del filone del teatro-scienza. La sua ultima pubblicazione teatrale è il libro La mela di Alan (Di Renzo Editore, Roma 2007, pp. 120, € 12,50), dedicato ad Alan Mathison Turing (1912-1954), matematico, ingegnere, biologo, criptoanalista, uno scienziato che è considerato l’inventore del computer.

Lei è un’artista che si muove su più fronti: è attrice, regista e scrittrice, cosa la caratterizza maggiormente?

Il gesto originario è quello della scrittura, se proprio devo scegliere un aspetto, scelgo sicuramente la scrittura, la scrittura comprensiva anche dell’arte, scrittura in senso scenico, la scrittura che diventa regia.

Come è cominciata la sua passione per il teatro?

Credo che sia stata una passione nata con me, già da piccola a tre anni mi piaceva esibirmi sul palcoscenico, da giovanissima a sedici anni ho capito che volevo andare avanti su questa strada, studiando ed impegnandomi molto, e proprio per un lavoro teatrale molto importante sono arrivata a Roma. Poi, con il tempo mi è insorta la passione di stare dietro la scena e, così, ho iniziato con la regia. Mi ha sempre interessato la realizzazione di un teatro multicodice, ho cercato contaminazioni continue, ho voluto includere linguaggi diversi dentro quell’unico gesto che è il teatro.

Lei è nota per un particolare, nuovo ambito artistico: il teatro-scienza; la scienza quindi diventa un nuovo mezzo di linguaggio?

In un processo di inclusione infinita ho pensato non solo ai linguaggi artistici codificati, ma anche ad altri linguaggi come la scienza, in quanto il pensiero, il pensare è l’azione per eccellenza.

La conoscenza scientifica è molto presente, direi basilare, nella nostra cultura, e se i suoi concetti sono considerati astratti, attraverso il teatro è possibile comunicarli e farli percepire. Tutto è nato dall’amore della contaminazione, nonché dal principio di inclusione.

Ci parli del suo ultimo libro dal titolo “La mela di Alan”, che è nato come un copione di teatro-scienza e poi è diventato un libro.

La storia è lunga, avevo già precedentemente pubblicato dei libri riguardanti dei personaggi scientifici, questo è su Alan Turing, importante scienziato vissuto nella prima metà del Novecento e morto suicida mangiando una mela avvelenata. Turing è oggi reputato il padre del computer. Era un personaggio troppo poco conosciuto, la sua storia è incredibile e lui è sicuramente una figura insolita e straordinaria. Anche questa volta il libro nasce da un precedente lavoro teatrale, molti infatti dei miei lavori per la scena poi trovano la strada della pubblicazione.

Progetti per il futuro?

Ho in mente un nuovo personaggio, ma non voglio svelarlo, per il resto partiranno presto dei lavori teatrali come quello su Darwin, che è stato già rappresentato qualche tempo fa (al Festival della Filosofia di Roma), ma che ora per il bicentenario della nascita del grande scienziato sarà nuovamente messo in scena in varie nazioni.

martedì 23 ottobre 2007

Le origini della scienza moderna al Festival della Scienza di Genova

30 ottobre 2007 - Quali sono le radici storiche e culturali del metodo scientifico moderno e gli elementi di innovazione rispetto alla precedenti visioni del sapere? I relatori affrontano diverse tematiche fra cui le radici storiche e culturali del metodo scientifico, la visione antropologica e sociale dalla quale deriva e come si pone rispetto alle grandi tradizioni culturali e ai sistemi di sapere che lo hanno preceduto. Con Costantino Esposito, Giulio Giorello e Giorgio Israel (Scienza e storia: una convivenza difficile - Di Renzo Editore).

Prenotazione consigliata

Per informazioni: www.festivalscienza.it

Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, modulo 9, III piano, Area Porto Antico, ore 21.00, Genova

martedì 1 maggio 2007

Numeri da Oscar - di Piergirogio Odifreddi

L’espresso, n. 17 di giovedì 3 maggio 2007, pag 167


Com’è noto, il premio Nobel per la matematica non esiste. C’è però un suo analogo, chiamato Medaglia Fields, che viene assegnata ogni quattro anni ai Congressi mondiali di matematica, a un ricercatore sotto i quarant’anni: a testimonianza del fatto che, come diceva Godfrey Hardy, «la matematica è uno sport da giovani». E da qualche anno c’è pure un analogo del premio Oscar alla carriera, chiamato premio Abel in onore di un grande matematico norvegese morto giovane un paio di secoli fa, e consegnato annualmente a Oslo da re di Norvegia.Sir Michael Atiyah, un libanese che è nato a Londra, è cresciuto a Karthum e ha studiato al Cairo e a Cambridge, ha ottenuto entrambe questi onorificenze, la Medaglia Fields nel 1966 e il Premio Abel nel 2004, ed è dunque uno dei più titolati matematici del mondo. Solo pochi fortunati hanno potuto sentirlo parlare al recente Festival di Matematica di Roma, ma tutti potranno ora godersi la lettura del suo bel libretto Siamo tutti matematici (Di Renzo Editore), un cui egli racconta a ruota libera la sua vita e le sue ricerche, che hanno spaziato dalla teoria più astratta alle applicazioni più concrete.Il momento più affascinante della conversazione è però forse la sezione sulla matematica del XX secolo, che costituisce un pezzo di bravura in cui Atiyah compie una radiografia del corpo della disciplina, riuscendo a mostrare la struttura del suo scheletro e le connessioni fra i suoi vari arti, e toccando grandi temi quali l’abbandono del locale e del lineare, l’aumento del numero di dimensioni, la dicotomia tra geometria e algebra, l’impatto della fisica sulla matematica, e tanti altri.Il libro si conclude con una meditazione sulla responsabilità dello scienziato, perché nella sua intensa vita il ribollente Atiyah ha anche trovato il tempo per presiedere il movimento Pugwash degli scienziati contro l’atomica, che vinse il premio Nobel per la pace nel 1995, sfatando il mito che i matematici siano avulsi dalla realtà e vivano in una torre d’avorio.

venerdì 16 marzo 2007

Matematica e pensiero.

Albert Einstein si chiedeva "possibile che la matematica, che in fin dei conti è un prodotto
del pensiero umano indipendente dall'esperienza, sia così meravigliosamente adattabile agli oggetti della realtà?"

Forse a questa domanda sapranno rispondere tutti i partecipanti al primo Festival della matematica di Roma. Personaggi come Andrew Wiles, il premio Nobel per l'economia John Nash, dal Premio Pulitzer Douglas Hofstadter allo scopritore dei frattali Benoit Mandelbrot, che ha pubblicato in italia il testo "Nel mondo dei frattali" Di Renzo Editore

martedì 13 marzo 2007

Eccolo, a BeautifulMind

Odifreddi: al mio Festival arriveranno tutte le star dei numeri, come John Nash Spiegheranno la logica che sta rivoluzionando lo studio del genoma e anche della Creatività
«Ma non è come Russell Crowe!».
Colpi di gomito, mormorii e poi il silenzio dello stupore. Così accoglieranno John Nash, il matematico più famoso al mondo, il protagonista di quella storia quasi vera che è il film «A Beautiful Mind». Avrà probabilmente il cappellino di lana e l’aria svagata e tenterà di nascondersi dietro la sua solita ritrosia. Così tutti gli spettatori capiranno: vedere il settantaseienne professore di Princeton a un evento pubblico è una fortuna rara. Proverà il suo collega Piergiorgio Odifreddi a farlo parlare, nello show finale del Festival della Scienza di Roma, in programma dal 15 al 18 marzo.

Professor Odifreddi, come ha convinto Nash?
«Ha nicchiato, poi, quando ha visto i partecipanti, tutte celebrità, si è convinto. Voglio fargli raccontare dei suoi studi, ma forse si deciderà a parlare della malattia, la schizofrenia, e delle sofferenze a cui l’hanno sottoposto i medici con periodici coma insulinici ».

Film a parte, Nash è famoso per la teoria dei giochi e il Nobel per l’economia nel ‘94, ma le sue ricerche spaziano in campi molto ampi. Non è così?
«Certo. Ha inventato l’“equilibrio di Nash”, una teoria che trova applicazioni dai consigli di amministrazione ai conflitti. Sostiene che spesso nella vita non possiamo fare il meglio, ma possiamo evitare il peggio. E’ davvero un paradosso che uno “squilibrato” sia diventato un grande anche grazie a una strategia che insegna la ragionevolezza».

A proposito di stranezze, perché voi matematici restate così inaccessibili? Perfino i fisici sono presenze più familiari: esibiscono grandi progetti e macchine - come al Cern e al Fermilab - e l’opinione pubblica si illude di capire qualcosa.
«I fisici si fanno prendere da manie di grandezza e costruiscono la Teoria del Tutto, ma poi lavorano su cose più concrete, come i matematici. D’altra parte anche nella nostra disciplina i grandi progetti ci sono stati e ci sono. A inizio Novecento quello di Hilbert voleva costruire una teoria con cui dimostrare che la matematica non ha inconsistenze. Ma tutto crollò con i teoremi di Kurt Gödel. Poi c’è stato il Programma Langlands: intendeva stabilire che molte branche della matematica sono un’unità intrinseca e parte della soluzione è arrivata con Andrew Wiles. E’ lui che nel ‘95 ha dimostrato l’ultimo Teorema di Fermat e sarà la sua lezione ad aprire il Festival ».
Ma la divulgazione dei vostri problemi non è il punto forte dei matematici. Non crede?
«Certo, le nostre sono questioni molto tecniche. D’altra parte la matematica esiste da 2500 anni: se capire Pitagora era più facile, mentre oggi decifrare Nash è difficile, significa che il nostro sapere ha fatto tanti passi avanti. Però non siamo così cattivelli. Qualcosa si capisce sempre. L’anno scorso la Medaglia Fields - l’equivalente del Nobel - è stata assegnata a Grigory Perelman per aver risolto la Congettura di Poincaré: chiede di caratterizzare la sfera a tre dimensioni, mentre Archimede si poneva già lo stesso problema, sebbene a due dimensioni. E voglio citare la teoria dei numeri. Euclide dimostra 300 anni prima di Cristo che i numeri primi sono infiniti. Nel XX secolo l’Ipotesi di Riemann è il tentativo di stabilire come sono distribuiti. In un caso e nell’altro si parla di cose comprensibili: numeri primi e sfere. E poi c’è un altro ospite, Benoit Mandelbrot ».

Di lui, almeno, si sa che è il padre dei frattali. Giusto?
«La sua teoria è un ponte tra matematica, arte e scienza, con applicazioni come l’analisi dei mercati azioniari».

E il futuro? Quali sono gli obiettivi dei matematici?
«Li riveleranno Michael Atiyah e Alain Connes. Ma emblematico è Douglas Hofstadter, autore del saggio “Gödel, Escher, Bach” e anche lui tra i protagonisti del Festival. Studia la creatività e pensa di descriverla matematicamente in modo che un computer la analizzi. Dai numeri - è evidente - si arriva alle questioni filosofiche ed è una prova che la biologia, insieme con l’informatica, ha conquistato lo scettro: gli interrogativi dell’una e dell’altra stimolano nuove teorie e le connessioni con la matematica. Per sequenziare il Dna, per esempio, Craig Venter ha avuto il supporto di Hamilton Smith, Nobel per la Medicina e matematico ».

Al Festival, però, parlerete anche di bellezza: in che senso?
«La matematica ha sempre avuto un volto artistico. Ecco perché ho chiesto a un altro Nobel, Dario Fo, di spiegare la rivoluzione della prospettiva nella pittura.

La Stampa di Gabriele Beccaria

sabato 10 marzo 2007

Michael Atiyah e Benoit Mandelbrot ci parlano di matematica

Nei giorni 16, 17, 18 e 19 di marzo 2007 si terrà a Roma il festival della matematica per parlare della più antica e la regina delle scienze, del misterioso quanto meraviglioso mondo dei numeri, che secondo Pitagora sono all’origine dell’Universo. Un festival che racconterà l’avventura matematica come un gioco spensierato, e insieme un’eccitante impresa intellettuale che conduce sulle vette del pensiero, attraverso sentieri e cammini punteggiati di intrecci fra matematica, filosofia, letteratura e scienza, a dimostrazione dell’unità della Cultura.Parteciperanno molti insegnanti e studenti

Parteciperanno al Festival Michael Atiyah e Benoit Mandelbrot che hanno pubblicato in Italia con la Di Renzo Editore:
Michael Atiyah - Siamo tutti matematici
Benoit Mandelbrot - Nel mondo dei frattali

venerdì 2 marzo 2007

In America da Freema Dyson

Freeman Dyson
Chiunque abbia letto almeno un libro di Freeman Dyson non può fare a meno di volerlo conoscere di persona. La sua ingegnosità, infatti, va oltre la semplice scienza: è fanta-scienza, da intendersi non come genere letterario, ma come capacità assolutamente geniale di prevedere gli sviluppi più impensabili della fisica. Ricordo, per esempio, che diversi anni fa, quando l’ho intervistato per la collana "I Dialoghi", mi parlò della possibilità di creare delle "serre" su Marte. Sì, vere e proprie serre dove coltivare pomodori o peperoni, per soddisfare l’accresciuto e sempre crescente fabbisogno alimentare del pianeta Terra. Non vi nascondo che trovai l’idea estremamente divertente, ma ben poco credibile. Eppure, oggi, a meno di dieci anni di distanza, la NASA comunica che sta esaminando se l’ambiente di Marte sia compatibile per eventuali "coltivazioni spaziali". Altro che mais transgenico!
Quando ho appreso la notizia avrei voluto chiamarlo e chiedergli: "Dimmi la verità, tu già lo sapevi?" E probabilmente dall’altra parte del filo avrei sentito una sonora risata. Già, perché credo che tra tutti gli scienziati che ho intervistato Dyson sia uno dei più inclini a una buona e sana risata.
Il nostro primo contatto, nel 1997, si limitò a uno scambio di fax: "Vengo?" Chiesi io. "Vieni", rispose lui. Poche formalità e anche una certa brevità che mi fece temere il peggio: vuoi vedere che non è come nei suoi libri, ho pensato. Invece poi mi spiegò che non aveva opposto alcuna resistenza alla possibilità di fare un libro insieme, quando aveva visto che nella stessa collana compariva anche il nome di Margherita Hack, sua carissima amica italiana e della quale si fidava molto.
Così, poche settimane dopo ero all'Institute for Advanced Study dell’Università di Princeton, a Boston. Anche dal vivo, come via fax, si dimostrò breve e incisivo, tanto che mi ci vollero solo quattro ore per farmi raccontare tutto, ma proprio tutto della sua vita e della sua professione. Non che fosse restio a parlare, al contrario. Era come se le parole gli scorressero davanti agli occhi simili alle immagini di un film: chiare, nette e a tratti esilaranti.
Di persona era magrissimo, forse perché l’altezza ne esaltava la corporatura esile. Parlava con assoluta rilassatezza, tenendo le mani incrociate dietro la nuca e dondolandosi sulla sedia dietro alla scrivania del suo ufficio. E io che per tutto il tempo, oltre a non perdere nemmeno una delle sue parole – ma dovrei dire piuttosto delle sue "visioni stereoscopiche" – mi chiedevo terrorizzato cosa avrei dovuto fare, se fosse caduto, perché si manteneva in un equilibrio davvero instabile.
La cosa che mi colpì maggiormente fu quando, con assoluto candore, mi confidò che in fondo lui non aveva fatto granché di nuovo, sia nel campo della fisica, che in quello della matematica, ma era stato fortunato nel trovarsi a lavorare con un gruppo di fisici proprio al momento opportuno, ovvero quando tutte le sue conoscenze potevano essere utilizzate al massimo.
Durante la conversazione si era instaurato un clima di complicità, come fra compagni di scuola che si raccontano l’ultimo scherzo fatto. A un certo punto, mi guardò fisso negli occhi e con insolita serietà mi disse: "Mi ha colpito molto che lei abbia affrontato un viaggio così lungo apposta per incontrarmi di persona. Di solito, la maggior parte degli editori traducono e pubblicano, senza entrare troppo nel merito delle cose che stanno pubblicando".
Credo sia stato il primo scienziato americano che mi ha parlato incondizionatamente bene dell’Italia. Disse: "È uno dei pochi paesi esterofili in materia di pubblicazioni, il che alimenta una cultura internazionale. Ci sono paesi, in Europa, ma anche l’America è così, che preferiscono chiudersi in se stessi, sulla propria cultura e basta, e questo non è un bene. E poi l’Italia non ha nulla da invidiare agli altri paesi in quanto a talento, intelligenza e capacità creative".
Dopo quattro ore di ininterrotto parlare finalmente tirò il fiato e mi invitò a pranzo. Sarà stato quel conversare così fitto, così denso, che mi aveva tirato fuori dal mondo, da ciò che mi circondava, ma quando uscimmo dalla sua abitazione – che era interna al campus – mi sentii un po’ spaesato, come se vedessi quel paesaggio per la prima volta: l’aria frizzante della primavera dava un che di gioviale agli studenti intenti a leggere sui prati tutto intorno. E il sole faceva risaltare il bianco del villino a due piani dal quale eravamo appena usciti.
A mensa facemmo la fila come tutti, insieme agli studenti, e a nessuno venne in mente di dire "prego passi avanti, professore", sarebbe stato un gesto di cattivo gusto. Mentalmente, provavo a immaginare un professore di una qualsiasi università italiana che va alla mensa studentesca e fa la fila… Troppo inverosimile per riuscirci; mentre qui, era la cosa più naturale del mondo. E allora pensai che avrei voluto trasporre anche questo nel libro di Dyson, questo suo essere semplicemente uno fra tanti.
Mangiando, trovammo un altro po’ di tempo per abbandonarci a confidenze di tipo più personale. Io gli parlai della mia famiglia e dei miei studi – prima la chimica e poi la psicologia e la psicoanalisi – mentre lui mi raccontò di sua figlia (che lavorava al fianco di Bill Gates) e del fatto che, da quando si era separata, era lui a occuparsi dei nipoti. Mi chiese se secondo me – come figura paterna – poteva essere all’altezza… Se non avrebbero risentito di questa strana condizione familiare… Raccontava, con una dolcezza che finora non gli avevo ancora visto nello sguardo, che quando rincasava, i ragazzi gli correvano incontro. Si fermò quasi esitante e mi chiese: "Che senso ha tutto quello che ho fatto? La scienza, la mia carriera… Forse le sembrerà esagerato, ma sento che rinuncerei a quanto ho conquistato in tutti questi anni, in cambio di un sorriso dei miei nipotini".

Sante Di Renzo
www.santedirenzo.it
Il libro pubblicato da Feeman Dyson da parte di Di Renzo Editore è: "L’importanza di essere imprevedibile"

Quando incontrai Benoit Mandelbrot

Benoit Mandelbrot
L’idea di coinvolgere Mandelbrot tra gli autori della collana "I Dialoghi" me la diede il mio amico, nonché scienziato, Giuseppe Arcidiacono: "Non puoi non intervistarlo. Il suo pensiero ha una potenza immaginativa rarissima". Arcidiacono, da matematico, era un convinto assertore dell'immaginazione quale elemento fondante di qualsiasi disciplina scientifica, ma della matematica in particolare.
Essendo la mia stima nel giudizio di Arcidiacono assolutamente ferrea, presi il telefono e mi misi in contatto con Benoit Mandelbrot, l’inventore di quella strana "cosa", conosciuta da tutti almeno nel nome, ma da pochi nella sostanza, ovvero i frattali. Capita, a volte, che una parola di natura tecnica, scientifica, diventi una sorta di moda: la gente parla di frattali e di relatività o del DNA con la stessa familiarità con cui parlerebbe del proprio frullatore, ma quanti sono poi quelli che saprebbero veramente spiegare cos’è un frattale o quali sono le basi spazio-tempo della relatività?
Comunque, tornando all’incontro con Mandelbrot, fortuna volle che quando feci per contattarlo mi disse che sarebbe venuto a breve a Roma. Lo incontrai proprio in un albergo all’interno del Vaticano e gestiti da suore. Ci fermammo a parlare nell’atrio: arioso, accogliente, silenzioso, ma forse troppo silenzioso. Avevo quasi la sensazione che le suore ci ascoltassero, con un pizzico di incredulità e anche curiosità circa quanto andavamo dicendo.
Arrivando l’avevo trovato già seduto che mi aspettava, ma quando si alzò per stringermi la mano, mi trovai davanti la possente figura di un uomo alto un metro e novanta che, seppure non americano di nascita, ne aveva tutti i connotati. Mi disse che tra i suoi tanti viaggi, Roma era la città che gli era capitato di visitare più spesso: "Non so perché ma agli italiani, e ai romani in particolare, piace molto sentirmi parlare di frattali. Così mi invitano continuamente a seminari e conferenze". L’ultima cosa che volevo, in quel momento, era passare per uno dei tanti "fans" dei frattali e glielo dissi chiaramente: a me interessava sapere qual era stato il suo percorso e scoprire – ma questo omisi di dirlo – se davvero era dotato di quella spiccata capacità immaginativa di cui mi aveva parlato Arcidiacono.
Dovetti constatare che era proprio così: era un vero eclettico, un creativo del pensiero logico, e ci teneva particolarmente a metterlo in evidenza. Mi disse che doveva la sua fortuna a un’infanzia da "deprivato", perché avendo frequentato poco le scuole dell'obbligo ed essendo vissuto per molto tempo isolato dai suoi coetanei, aveva sviluppato questa capacità di immaginare le figure. Ovvio, che quella che mi mostrava era una ricostruzione a posteriori, meditata e ponderata, circa il senso della propria vita, ma Benoit Mandelbrot aveva fatto qualcosa di più: aveva trasformato i frattali nell’immagine logica di quella sua ricerca di senso. "I percorsi frastagliati di ciascuno di noi, proprio come i frattali, riproducono un ordine e acquisiscono razionalmente un significato logico, anche se tale ricostruzione è possibile solo a posteriori".
Capii subito che mi trovavo dinanzi a un uomo che provava grande soddisfazione nel parlare di sé, ed io non feci assolutamente nulla per trattenerlo o per ricondurlo a un argomento piuttosto che a un altro; sapevo che quel suo amore per l’ordine, alla fine, avrebbe dato un senso ben definito al mosaico che andava costruendo nella sua mente, mentre mi parlava. Però non posso negare che è stata una delle interviste più difficili della mia carriera: mi sentivo spiazzato, tanto da non avere più il controllo delle domande. Se lo lasciavo discorrere liberamente non c’era alcun problema, ma a domanda rispondeva in maniera fin troppo sintetica.
Tornato in ufficio, ed esaminato il materiale, mi resi subito conto che avrei dovuto incontrarlo ancora, perché c’erano molti nodi da chiarire.
La seconda volta ci trovammo all’Università "La Sapienza" di Roma e anche in quella occasione dovetti faticare non poco per farmi dire ciò che volevo. Sentivo che viveva ogni mia domanda come una limitazione della sua libertà di pensiero, per questo alla fine decisi di passare ad altri argomenti. Gli chiesi delle sue visite a Roma, di come gli sembrava la città… Allora gli si illuminò lo sguardo e cominciò a raccontarmi, con l’autentico stupore di un bambino, di tutti i capolavori dell’arte che aveva visto. Si capiva che era un esperto frequentatore di musei, e non solo italiani.
Anche stavolta tornai in ufficio con la sensazione di non aver ottenuto le risposte che cercavo. Tuttavia, il libro è stato pubblicato e Mandelbrot se ne è dimostrato entusiasta, ma gli ho anche fatto promettere un’altra intervista, per quando stamperemo la seconda edizione. E chissà se per allora mi svelerà veramente tutti i suoi segreti!

Sante Di Renzo
www.santedirenzo.it

Benoit Mandelbrot – Nel mondo dei frattali – Di Renzo Editore

L'incontro con Michael Atiyah

01.03.2007
Incontro con Sir Michael Atiyah
Stante l’assenza di un Premio Nobel per la Matematica – ragione sulla quale mi sono spesso interrogato: forse la si considera troppo astratta e di scarso valore sociale? – quando ho scoperto che il Premio Abel era considerato, fra gli addetti ai lavori, il Nobel della Matematica, mi sono subito messo alla ricerca di un nome rappresentativo, da inserire nella collana “I Dialoghi”. Mi sembrava infatti giusto e doveroso rendere merito alla matematica, questa disciplina misconosciuta e maltrattata che pure, negli ultimi cinquanta anni, ha costituito l’impianto teorico, vale a dire le fondamenta, di tutta la fisica del macrocosmo e del microcosmo.
Non è stato proprio come consultare l’elenco del telefono. Mi sono letto, profilo per profilo, la vita e l’opera di ogni singolo matematico che aveva beneficiato dell’ambito premio e quello di Michael Atiyah mi è sembrato, da subito, il percorso professionale più interessante. In un certo senso, il più vivace. E il libro che è nato dal nostro incontro ne è la riprova, perché è uno di quei rari casi in cui un matematico racconta la sua disciplina come una materia per nulla cervellotica ed estremamente creativa.
Ricordo che quando ci siamo incontrati, a Edimburgo, era inverno, anzi, qualcosa di più che inverno: faceva freddissimo. Per tre giorni – tanto è durata la mia permanenza – ci vedevamo, tutti i pomeriggi, in un club piuttosto esclusivo, del quale Atiyah era presidente.Ero rimasto sorpreso dalla rapidità con la quale aveva accettato il mio invito a collaborare per la collana “I Dialoghi”, ma in quei giorni mi resi conto – non senza un pizzico di orgoglio – che anche Sir Michael era rimasto altrettanto sorpreso e impressionato dal numero di personalità che avevo intervistato e, soprattutto, dal loro livello culturale e professionale. Disse persino, testuali parole, che non poteva esimersi dall'accettare una simile offerta, tanto più che veniva da un editore competente (gli avevo detto che sono chimico). Si lamentò, infatti, perché la maggior parte di coloro che divulgano scienza non sono scienziati, anzi a volte non sanno nulla di scienza e mancano della precisione necessaria per poter rendere un buon servizio alla causa, ovvero alla divulgazione di argomenti scientifici altrimenti non accessibili a tutti.
Nel corso delle nostre conversazioni cominciavamo col parlare di matematica e finivamo col discutere di politica. Confesso che, da principio, ho avuto qualche difficoltà nell’intenderci, perché il suo accento era molto stretto, ma con un po’ di buona volontà da ambedue le parti, siamo riusciti a capirci alla perfezione. Soprattutto, man mano che andavamo avanti, scoprivamo di avere molti punti di vista in comune. Lui, per esempio, era insolitamente ben informato circa la situazione politica italiana – ecco, dunque, un matematico che sfata il mito dell’uomo di scienza con la testa fra le nuvole – e ne sapeva abbastanza anche di cosa significhi fare ricerca in Italia. Le sue lamentele non mi giungevano nuove: poco spazio ai giovani ricercatori, pochi incentivi per le nuove ricerche… insomma, sembrava di sentir parlare un italiano!
Discorrere della sua vita, del suo passato, lo ha reso via via più amichevole. È una cosa che mi è capitata di cogliere anche in altre occasioni: quando chiedi a uno scienziato di parlarti non del suo lavoro, ma della sua vita, dei suoi ricordi, di quello che era prima di diventare scienziato, del suo aspetto umano… ecco, allora, è come se improvvisamente si aprisse una breccia. Perché non ci sono abituati. Perché di solito a nessuno interessa sapere che fa un Premio Nobel o un Premio Abel della sua vita privata. Mentre, a 60-70 anni, anche se sei uno scienziato – o forse soprattutto se sei uno scienziato – ti piacerebbe raccontare come un sogno d’infanzia sia diventato realtà, nel tempo, oppure come imprevisti, incontri e strane scelte ti abbiano portato a vivere quella ebbrezza che è la conoscenza, o meglio, la ricerca della conoscenza.
Così, se il primo giorno lo chiamavo “professore” e il secondo “Sir”, il terzo giorno mi disse: “Tra persone che parlano di scienza e che vogliono fare della scienza un messaggio per i giovani, bisogna chiamarsi per nome. Quindi chiamami Michael”. Quasi quasi sarei rimasto ancora un giorno o due, se avessimo potuto concedercelo, perché si era creata una splendida reciprocità: io ascoltavo e registravo, ma anche lui – curioso come un bambino – chiedeva, s’informava, proprio come un vero scienziato. Perché ogni vero scienziato è animato dall’intima convinzione che una buona conversazione è l’inizio di una nuova scoperta.

Sante Di Renzo
www.santedirenzo.it

Michael Atiyah - Siamo tutti matematici - Di Renzo Editore

sabato 24 febbraio 2007

Il fascino della matematica

E' stato appena pubblicato un libro, frutto di una lunga intervista, di Michael Atiyah, grande matematico scozzese, vincitore del premio Abel, il premio Nobel per la matematica.
Il libro è carico di entusiasmo per questa disciplina, ed è certamente un'ottima lettura per chiunque ne voglia conoscere la sua bellezza intrinseca. Pur raccomandando il suo studio, sottolinea che "...la matematica è difficile e, anche se ti piace e sei portato, devi studiare e impegnarti molto. Un bravo studente potrebbe scegliere altre strade, laurearsi con buoni voti in economia, per esempio, e trovare un ottimo posto. Perché allora crearsi dei problemi? Il fatto è che, se uno sceglie la matematica, lo fa perché gli piace più di ogni altra materia e perché non potrebbe fare altro".
Sono molteplici gli aspetti che Atiyah mette in evidenza in questo suo primo libro divulgativo, cercando in particolare di ridare alla matematica una nuova dignità e un ruolo da attore, a suo avvisoa aspetti che negli ultimi anni questa stupenda disciplina aveva perso.

Michael Atiyah - Siamo tutti matematici - Di Renzo Editore
Prisma n. 2, 2007
www.tuttimatematici.info

Amare la matematica

E' certo che non tutti possono affrontare lo studio della matematica. Occorre una particolare inclinazione e un amore per tutto ciò che ricorda i numeri e anche l'immaginazione, la fantasia. E anche se la materia ti piace, come sottolinea Michael Atiyah, nel suo libro appena pubblicato, devi studiarla tanto e con decisione, con passione. Non è una disciplina semplice ma se riesci ad entrarci dentro, allora scoprirai un fantastico mondo dove potrai trovare enormi soddisfazioni.
La matematica non è, ad avviso di Atiyah, in posizione ancillare, ma può porsi allo stessopiano e in forma dialettica nei confronti delle altre discipline scientifiche. Può insegnare tantissimo ad esse ed aiutarre fisici, chimici, ingegneri a comprendere l'essenza della natura.
E' un libro che molti possono comprendere e per questo se ne raccomanda la lettura

Michael Atiyah - Siamo tutti matematici - Di Renzo Editore
Sinthesys n. 2 - 2007
www.tuttimatematici.info

Che passione la matematica

Ecco finalmente un libro sulla matematica che può indurre i lettori ad apprezzare e ad amare questa bellissima materia. A scuola a volte si sente un avversione nei suoi confronti, specie se si ha la sfortuna di incontrare insegnanti incapaci e che non la amano e non l'apprezzano veramente.
A Michael Atiyah, autore di un libro appena pubblicato, è invece andata bene. Al suo amore per questa disciplina si sono aggiunti dei capaci insegnanti che lo hanno lanciato a ricoprire prestigiosi ruoli internazionali un questo settore e al premio Abel, corrispondente del premio Nobel, per la matematica.
Michael Atiyah sarà a Roma a metà Marzo, insieme a molte altre personalità, per partecipare al Festival della matematica.

Michael Atiyah - Siamo tutti matematici - Di Renzo Editore
Rassegna libraria n.1, 2007
www.tuttimatematici.info

La matematica può essere amata

Michael Atiyah
Siamo tutti matematici
-
Di Renzo Editore

La matematica è una scoperta o un’invenzione? È parte del nostro DNA oppure viene appresa? E chi è un matematico? In quali settori può trovare occupazione?Michael Atiyah, matematico di fama mondiale, vincitore dell’Abel Prize, il premio Nobel della Matematica, si mette nei panni di chi questa disciplina l’ha conosciuta solo sui banchi di scuola e ci racconta, in maniera pratica e semplice, la storia e i meccanismi di questa scienza antica e utile, senza dimenticarne mai la bellezza intrinseca.
L'intervista è stata condotta da Sante Di Renzo

La mela di Alan Turing



Valeria Patera


La mela di Alan: hacking the Turing Test


DI RENZO EDITORE


Cosa c’è dietro il computer? Qual è la storia di questa macchina con la quale ormai conviviamo? Chi furono i pionieri di questa straordinaria invenzione? Cosa accade al confine tra società e tecnologia?Questo testo è nato cercando di rispondere a queste domande, giocando con il teatro e si definisce come una cybertragicommedia poiché si tratta del viaggio in Internet di due giovani navigatori della Rete attraverso i quali assistiamo ai passaggi più significativi della storia di Alan Mathison Turing (1912-1954), matematico, ingegnere informatico, biologo, criptoanalista, pensatore che ha profondamente segnato la storia del nostro secolo. Come criptoanalista ha reso possibile la vittoria su Hitler da parte delle forza alleate, decodificando, attraverso l’utilizzo di Colossus, l’antenato del computer, il codice della macchina Enigma usata dai tedeschi durante la guerra per mascherare le loro comunicazioni strategiche; come matematico e ingegnere ha sviluppato le teoria alla base dell’attuale informatica e dell’intelligenza artificiale, da cui la genesi dei primi calcolatori elettronici e dell’attuale computer il cui diffuso sviluppo fu da lui profeticamente intuito.Condannato per omosessualità fu costretto a subire iniezioni di estrogeni che provocarono inquietanti mutazioni al suo corpo: morì suicida mangiando una mela da lui stesso avvelenata con cianuro di potassio. Alcuni pensano che sia stato ucciso dai servizi segreti e intorno a questa morte rimane tuttavia un alone enigmatico.


Valeria Patera, nata nel 1964, ha vissuto gli anni della sua formazione a Milano (Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e Facoltà di Filosofia presso l’Università degli Studi) e vive attualmente a Roma dove gestisce Timos teatro-eventi Associazione. Seguendo la ricerca di un teatro multicodice ha firmato diverse regie e pubblicato numerose opere teatrali.

mercoledì 21 febbraio 2007

FESTIVAL DELLA MATEMATICA

Roma, Auditorium Parco della musica 15-18 marzo 2007
La bellezza dei numeri e i numeri della bellezza
SABATO 17 MARZO

Ore 10.30 Lasciate che i giovani vengano alla matematica: i ragazzi delle scuole visitano le mostre e sono intrattenuti dai giochi di Giovanni Filocamo ed Ennio Peres

Ore 10.30 La Repubblica dei Matematici. Dibattito su Matematica e Istituzioni, con il presidente della Conferenza dei Rettori Guido Trombetti, il presidente del Gruppo di lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica Luigi Berlinguer, il presidente dell’Unione Matematica Italiana Franco Brezzi e il presidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica Corrado De Concini, il presidente della Mathesis Andrea La Forgia (coordina il presidente emerito dell’Unione Matematica Italiana Alberto Conte)

Ore 16.00 Bellezza e verità in matematica. Lezione della medaglia Fields e premio Abel sir Michael Atiyah (introdotto dal presidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica Corrado De Concini)

Ore 16.00 - 19.00 Giochi matematici con Ennio Peres

Ore 17.00 Racconti matematici letti da Claudio Bartocci

Ore 18.00 Questioni matematiche e teologiche. Lezione del premio Templeton per la scienza e la religione John Barrow (introduce Giulio Giorello)

Ore 21.00 La musica della Matematica: il compositore premio Oscar Nicola Piovani e Elio delle Storie Tese suonano e cantano i numeri (conduce Serena Dandini)


DOMENICA 18 MARZO

Ore 10.30 Scacco alla matematica: il campione mondiale di scacchi Boris Spassky incontra il premio Nobel per la fisica Zhores Alferov (coordina Piergiorgio Odifreddi)

Ore 12.00 Scacco ai matematici: simultanea tra Boris Spassky e i matematici (conduce Paolo Maurensig)

Ore 16.00 Regina delle Scienze o Serva Padrona? Dibattito su Matematica e Filosofia, con Umberto Bottazzini, Carlo Cellucci, Giulio Giorello, Gabriele Lolli e Paolo Zellini (coordina Armando Massarenti)

Ore 16.00 –19.00 Giochi matematici con Ennio Peres

Ore 17.00 Racconti matematici letti da Claudio Bartocci

Ore 18.00 Il liscio, il ruvido e il meraviglioso. Lezione di Benoit Mandelbrot, re dei frattali (introdotto dal presidente dell’Unione Matematica Italiana Franco Brezzi)
Alferov, Atiyah, Conte, Giusti, Guerraggio, Hofstadter, La Forgia, Mensurati, Parascandolo, Testa, Wiles.
Michael Atiyah ha pubblicato con Di Renzo Editore - Siamo tutti matematici
Benoit Mandelbrot ha pubblicato con Di Renzo Editore - Nel mondo dei frattali

domenica 28 gennaio 2007

L'emozione della matematica

Imre Toth
Matematica ed emozioni

Pagine: 72 - Prezzo: € 9.00
ISBN: 8883230701 - Anno di pubblicazione: 2004

DI RENZO EDITORE

Una vita movimentata, segnata dagli eventi politici del suo tempo e da una grande passione: la matematica.
Le vicende di ebreo e di comunista durante la seconda guerra mondiale, la prigionia, la salvezza, i lutti si accompagnano alla passione per Cusano e per i grandi matematici in un testo per nulla tecnico, che trasforma anche la più scientifica delle materie in un momento di intensa spiritualità.
Imre Toth, matematico nato in Romania, si è interessato principalmente al rapporto tra la creazione matematica e la speculazione filosofica, occupandosi in particolare di geometria non euclidea e dei paradossi di Zenone. Ha insegnato Filosofia e Storia della Matematica all’Università di Bucarest, ed è stato professore ospite in importanti università europee e d’oltreoceano, tra cui quelle di Francoforte, Regensburg, Princeton e all’École Normale Supériere di Parigi, dove vive.

L'intervista è stata condotta da Sante Di Renzo

L'imprevedibile Dyson

Freeman Dyson
L’importanza di essere imprevedibile

Prefazione di Bruno Coppi

Pagine: 104 - Prezzo: € 10.00
ISBN: 888604495X -
DI RENZO EDITORE




“Se riusciremo a fuggire dalla Terra e a diffonderci nell’universo, le prossime migliaia di anni potranno rappresentare un’età d’oro per la scienza: i viaggi spaziali esplorativi potranno aver superato i confini del sistema solare, a distanze interstellari, e i viaggi di esplorazione mentale si saranno forse già mossi in direzioni oggi difficili da immaginare. Non conosciamo nemmeno i nomi delle nuove scienze che potranno nascere e morire nell’arco di mille anni.”
Così Freeman Dyson, grande esploratore del mondo fisico, ci presenta la sua visione del futuro. Un futuro quasi fantascientifico che diventa ogni giorno di più una realtà.
Freeman Dyson è considerato una figura di primissimo piano del mondo scientifico contemporaneo. Attualmente insegna all’Institute for Advanced Studies di Princeton. È autore di numerosi articoli e libri tradotti nelle principali lingue. In distribuzione presso la nostra casa editrice: Neutron Stars and Pulsar

L'intervista è stata condotta da Sante Di Renzo

Lo strano mondo dei numeri

Giuseppe Arcidiacono
Zero, Infinito, Immaginario


Pagine: 160 - Prezzo: € 11.50
ISBN: 888323104X - Anno di pubblicazione: 2005

DI RENZO EDITORE

La matematica viene da tutti considerata come la prima delle scienze, perché ci dà un linguaggio universale, valido ovunque e in ogni tempo. Pur essendo precisa e rigida come la logica, è tuttavia così flessibile e sensibile da adattarsi a tutte le esigenze: con la matematica siamo in grado di superare le barriere dello spazio e del tempo e comprendere la struttura geometrica e le leggi che governano il cosmo.
In questo libro ci proponiamo di studiare il misterioso e affascinante mondo dei numeri, con particolare enfasi sui numeri immaginari della fisica relativistica e quantistica.
Indice:

Parte prima – Dallo zero all’infinito
Capitolo I: I numeri interi e la numerazione, Capitolo II: Le operazioni aritmetiche, Capitolo III: La teoria dei numeri, Capitolo IV: I numeri negativi, razionali, irrazionali, Capitolo V: I paradossi dell’infinito

Parte seconda – Dal reale all’immaginario
Capitolo VI: I numeri immaginari e complessi, Capitolo VII: Le equazioni algebriche, Capitolo VIII: Risolubilità delle equazioni, Capitolo IX: Le curve algebriche, Capitolo X: Gli immaginari e la fisica

Giuseppe Arcidiacono (1927-1998) è nato ad Acireale e si è laureato in Fisica a Catania nel 1951. A Roma, all’Istituto Nazionale di Alta Matematica fondato da Severi, ha iniziato le sue ricerche con Luigi Fantappié, di cui fu allievo. Nel 1958 è stato a Parigi, all’Istituto H. Poincaré e lo stesso anno gli venne assegnato dall’Accademia Nazionale dei Lincei il premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal 1969 è stato docente di Meccanica superiore all’Università di Perugia. È autore di vari libri e memorie scientifiche.
Per Di Renzo Editore ha pubblicato: La relatività dopo Einstein; Spazio, iperspazi, frattali; Problemi di meccanica razionale; La teoria degli Universi, in due volumi; Entropia, Sintropia e informazione, insieme al fratello Salvatore; Fantappié e gli universi, Projective Relativity, Cosmology and Gravitation e l’intervista-dialogo L’uomo, la vita e il cosmo.

Il magico mondo della geometria

Giuseppe Arcidiacono
Spazio, iperspazi, frattali


Pagine: 144 - Prezzo: € 11.50
ISBN: 8886044097 - Anno di pubblicazione: 1993

DI RENZO EDITORE

In questo volume, dopo un esame approfondito della geometria piana e spaziale, e cioè dei poligoni, cerchi, poliedri e sfere, si passa allo studio della geometria iperspaziale e dei frattali, con un numero non intero di dimensioni, evidenziando come gli iperspazi siano di fondamentale importanza nella Fisica moderna, in quanto consentono di studiare i fenomeni della microfisica e della cosmologia.
Indice
Introduzione
Parte Prima - Il Piano e lo Spazio
Capitolo I: Piano, Poligoni, Cerchi, Capitolo II: Spazio, Poliedri, Sfere, Capitolo III: Gruppo, Uguaglianza, Geometrie, Capitolo IV: La Geometria Analitica, Capitolo V: Le geometrie non euclidee

Parte Seconda - Gli Iperspazi e i Frattali
Capitolo VI: Il Mondo Bidimensionale, Capitolo VII: La Quarta Dimensione, Capitolo VIII: Oltre la Quarta Dimensione, Capitolo IX: Gli Spazi Frattali, Capitolo X: Gli Iperspazi e la Fisica

Giuseppe Arcidiacono (1927-1998) è nato ad Acireale e si è laureato in Fisica a Catania nel 1951. A Roma, all’Istituto Nazionale di Alta Matematica fondato da Severi, ha iniziato le sue ricerche con Luigi Fantappié, di cui fu allievo. Nel 1958 è stato a Parigi, all’Istituto H. Poincaré e lo stesso anno gli venne assegnato dall’Accademia Nazionale dei Lincei il premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal 1969 è stato docente di Meccanica superiore all’Università di Perugia. È autore di vari libri e memorie scientifiche. Presso Di Renzo Editore sono apparsi: La relatività dopo Einstein; Problemi di meccanica razionale; La teoria degli Universi, in due volumi; Fantappié e gli universi, Projective Relativity, Cosmology and Gravitation e, insieme al fratello Salvatore, Sintropia, entropia, informazione, e l’intervista-dialogo L’uomo, la vita e il cosmo.

Un lessico della matematica

Francesco Guadalupi
Lessico Matematico

Pagine: 224 - Prezzo: € 12.50
ISBN: 8886044682 - Anno di pubblicazione: 1998

DI RENZO EDITORE

Non si tratta di un dizionario per specialisti, ma di uno strumento originale di lettura, di consultazione, di studio, che offre una miniera di notizie storiche essenziali su personaggi quali Pitagora, Euclide, Eulero, Galilei, Celsius e altri, che hanno «costruito» la scienza e l’opportunità di promuovere, all’interno di una disciplina quale la matematica, l’acquisizione di una forma mentis etimologico-semantica che può fornire un analogo contributo alla riflessione su altre discipline.
Francesco Guadalupi, brindisino, vive a Roma, in pensione da alcuni anni, impara da sempre e insegna dal 1952, nell’ordine: nella scuola elementare, nella scuola media, nel liceo e nell’università, oltre che in corsi di formazione (SSiS compresa) e aggiornamento per docenti.



Dello stesso autore:
L’ortografia non è la grafia dell’orto
Le superfici si danno le aree
Insegnare oggi (pubblicato insieme a Lia Di Renzo)

Le superfici si danno le aree

Francesco Guadalupi
Le superfici si danno le aree

Pagine: 400 - Prezzo: € 18.00
ISBN: 888323068X - Anno di pubblicazione: 2004

DI RENZO EDITORE

Gli argomenti più significativi: discussione delle principali difficoltà e degli errori e sbagli (che non sono la medesima cosa) più frequenti in ciascuna scuola: elementare, media e superiore; il peso - linguistico e logico - che le parole hanno nel discorso matematico; il rigore logico dell'infanzia (molti esempi); le implicazioni matematiche del corpo umano proposte ludicamente; giochi aritmetici, mentali o scritti; le sorprese logiche; la pi greca col codino; il sistema fattoriale di numerazione; le semplificazioni didattiche; dato un numero, individuare immediatamente quante terne pitagoriche si vogliono (novità); i racconti matematici (novità per la tradizione italiana); proposte di strumenti didattici nuovi, tutti agevolmente costruibili dagli alunni, quali per esempio: la calcolatrice delle equivalenze, i numeri in colore, il geopiano triangolare, giocare col sistema a base due mediante cifre e alfabeto, il sistema decimale con un solo simbolo, lettere e cifre allo specchio; il gioco dell’oca matematica; il metro triangolare e il metro sferico; la logica vince l’immaginario collettivo; giocare col prodotto cartesiano; le variabili per la valutazione del problema (creatività inclusa).
Francesco Guadalupi, brindisino, vive a Roma, in pensione da alcuni anni, impara da sempre e insegna dal 1952, nell’ordine: nella scuola elementare, nella scuola media, nel liceo e nell’università, oltre che in corsi di formazione (SSiS compresa) e aggiornamento per docenti.



Dello stesso Autore:
L’ortografia non è la grafia dell’orto
Lessico matematico

Insieme a Lia Di Renzo:
Insegnare oggi

I frattali di Mandelbrot

Benoit Mandelbrot
Nel mondo dei frattali

Pagine: 88 - Prezzo: € 10.00
ISBN: 8883231309 - Anno di pubblicazione: 2001
Note: edizione ampl. 2005
DI RENZO EDITORE

In questo libro Benoit Mandelbrot ci racconta l’iter che, dalla semplice capacità di rappresentare le forme e dallo studio delle stesse in natura, lo ha condotto allo sviluppo dei frattali e alla loro applicazione non solo in matematica, ma anche in altri campi del sapere.
Benoit Mandelbrot è Sterling Professor di Scienze Matematiche all’Università di Yale. Nel 1958 entrò a far parte del Centro di ricerca Thomas J. Watson dell'IBM, lavorando dal 1974 al 1993 in qualità di IBM Fellow in Fisica. È membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti e di altre importanti istituzioni sparse in tutto il mondo, da cui ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Nel 1993 ha ricevuto il Wolf Prize per la Fisica.