mercoledì 18 giugno 2008
Michael Atiyah partecipa a La Milanesiana
giovedì 8 maggio 2008
La filosofia e il suo luogo nello spazio della spiritualità occidentale

Seminario di Imre Toth (Università di Regensburg), autore di Matematica ed emozioni (Di Renzo Editore).
La storia: automovimento del soggetto - Il soggetto: essere del sapere, sapere del non-essere - Mathesis e poiesis - «La terrificante potenza del negativo...» - La presa di coscienza della libertà come necessità storica.
Per informazioni: tel.: 081.7642652 • fax: 081.7642654 • mail: info@iisf.it
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Via Monte di Dio 14, Palazzo Serra di Cassano
Napoli
giovedì 6 marzo 2008
La matematica non è noiosa
Dal cinema, alla letteratura che vedrà come ospite uno dei più grandi autoti italiani del novecento. Umberto Eco, spiegherà gli usi e abusi della matematica delle numerologia della storia. Non ci si è scordati della musica e come testimone è stato invitato Nicola Piovani, premio Oscar per la bellissima colonna del film “La vita è bella” di Roberto Benigni. Racconterà di aver una fissazione per il 7, “la danza dei 7 veli”, “le 7 porte di Tebe” e cosa di meglio di un’opera musicale per sette strumenti in sette parti? Ma si può passare anche ai Guinness dei primati con Allen Knuthson che su una teoria matematica ha costruito il suo record mondiale. Riesce a tenere in aria dieci palline, con la matematica e la logica. Il Clou si avrà con la presenza di Freeman Dyson, una delle grandi menti del Novecento un personaggio che ha dato dei contributi fondamentali alla Matematica e alla Fisica. Ha scritto sulle più grandi riviste, come New York Review of Books, ha scritto il saggio “Il Sole, il Genoma, Internet” e naturalmente L'importanza di essere imprevedibile.
martedì 26 febbraio 2008
La matematica Regina dell’arte
La seconda edizione del Festival della Matematica, organizzato dalla Fondazione Musica per Roma con la direzione scientifica di Piergiorgio Odifreddi, sarà dedicata alle applicazioni della matematica ai diversi campi della conoscenza.
Dal 13 al 16 marzo l’Auditorium Parco della Musica diventerà un incantato giardino di Archimede che vedrà confrontarsi Premi Nobel per l’economia, per la letteratura, per la fisica, vincitori di Medaglie Fields, di Premi Templeton e Premio Turing e decine di altri rappresentanti dell’eccellenza del pensiero.
La parola matematica deriva dal greco μάθημα, traducibile con i termini "scienza", "conoscenza" o "apprendimento"; μαθηματικός significa "incline ad apprendere". La potenza e la generalità dei risultati della matematica le ha reso l'appellativo di Regina delle scienze.
Ma la matematica è anche Regina dell’arte. Matematica, letteratura, arte e musica hanno trovato nella loro evoluzione il modo di accordarsi, condividendo i concetti chiave di “gioco”, “astrazione”, “armonia”. Parafrasando Wittgenstein, «Solo con lo zaino colmo di matematica posso scalare l'enorme montagna della scienza e dell’arte».
Il matematico si riscopre uomo in quanto essere pensante e razionale, riscoprendo proprio su questo livello un legame intimo con la cultura umanistica, ritenuta indebitamente distante.
Tra i protagonisti:
Frank Wilczek, Freeman Dyson, Umberto Eco, Steven Smale, Amartya Sen, Robert Aumann e John Nash, Hans Magnus Enzensberger, Sheldon Glashow
Frank Wilczek - La musica del vuoto - Di Renzo Editore
Freeman Dyson - L'importanza di essere imprevedibile - Di Renzo Editore
lunedì 19 novembre 2007
Quando la scienza si fa teatro

Intervista a Valeria Patera, www.retididedalus.it
A colloquio con la drammaturga e regista milanese che ha dedicato il suo ultimo libro “La mela di Alan” al matematico Alan Mathison Turing, reputato l’inventore del computer. Un personaggio geniale ed eccentrico morto suicida. Passione per la contaminazione e principio di inclusione sono le modalità operative che permettono alla scrittura scenica di dare senso espressivo alla conoscenza scientifica.
di Martina Velocci
Intervistiamo Valeria Patera, poetessa, autrice, regista e originale esponente del filone del teatro-scienza. La sua ultima pubblicazione teatrale è il libro La mela di Alan (Di Renzo Editore, Roma 2007, pp. 120, € 12,50), dedicato ad Alan Mathison Turing (1912-1954), matematico, ingegnere, biologo, criptoanalista, uno scienziato che è considerato l’inventore del computer.
Lei è un’artista che si muove su più fronti: è attrice, regista e scrittrice, cosa la caratterizza maggiormente?
Il gesto originario è quello della scrittura, se proprio devo scegliere un aspetto, scelgo sicuramente la scrittura, la scrittura comprensiva anche dell’arte, scrittura in senso scenico, la scrittura che diventa regia.
Come è cominciata la sua passione per il teatro?
Credo che sia stata una passione nata con me, già da piccola a tre anni mi piaceva esibirmi sul palcoscenico, da giovanissima a sedici anni ho capito che volevo andare avanti su questa strada, studiando ed impegnandomi molto, e proprio per un lavoro teatrale molto importante sono arrivata a Roma. Poi, con il tempo mi è insorta la passione di stare dietro la scena e, così, ho iniziato con la regia. Mi ha sempre interessato la realizzazione di un teatro multicodice, ho cercato contaminazioni continue, ho voluto includere linguaggi diversi dentro quell’unico gesto che è il teatro.
Lei è nota per un particolare, nuovo ambito artistico: il teatro-scienza; la scienza quindi diventa un nuovo mezzo di linguaggio?
In un processo di inclusione infinita ho pensato non solo ai linguaggi artistici codificati, ma anche ad altri linguaggi come la scienza, in quanto il pensiero, il pensare è l’azione per eccellenza.
La conoscenza scientifica è molto presente, direi basilare, nella nostra cultura, e se i suoi concetti sono considerati astratti, attraverso il teatro è possibile comunicarli e farli percepire. Tutto è nato dall’amore della contaminazione, nonché dal principio di inclusione.
Ci parli del suo ultimo libro dal titolo “La mela di Alan”, che è nato come un copione di teatro-scienza e poi è diventato un libro.
La storia è lunga, avevo già precedentemente pubblicato dei libri riguardanti dei personaggi scientifici, questo è su Alan Turing, importante scienziato vissuto nella prima metà del Novecento e morto suicida mangiando una mela avvelenata. Turing è oggi reputato il padre del computer. Era un personaggio troppo poco conosciuto, la sua storia è incredibile e lui è sicuramente una figura insolita e straordinaria. Anche questa volta il libro nasce da un precedente lavoro teatrale, molti infatti dei miei lavori per la scena poi trovano la strada della pubblicazione.
Progetti per il futuro?
Ho in mente un nuovo personaggio, ma non voglio svelarlo, per il resto partiranno presto dei lavori teatrali come quello su Darwin, che è stato già rappresentato qualche tempo fa (al Festival della Filosofia di Roma), ma che ora per il bicentenario della nascita del grande scienziato sarà nuovamente messo in scena in varie nazioni.
martedì 23 ottobre 2007
Le origini della scienza moderna al Festival della Scienza di Genova

30 ottobre 2007 - Quali sono le radici storiche e culturali del metodo scientifico moderno e gli elementi di innovazione rispetto alla precedenti visioni del sapere? I relatori affrontano diverse tematiche fra cui le radici storiche e culturali del metodo scientifico, la visione antropologica e sociale dalla quale deriva e come si pone rispetto alle grandi tradizioni culturali e ai sistemi di sapere che lo hanno preceduto. Con Costantino Esposito, Giulio Giorello e Giorgio Israel (Scienza e storia: una convivenza difficile - Di Renzo Editore).
Prenotazione consigliata
Per informazioni: www.festivalscienza.it
Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, modulo 9, III piano, Area Porto Antico, ore 21.00, Genova
martedì 1 maggio 2007
Numeri da Oscar - di Piergirogio Odifreddi
Com’è noto, il premio Nobel per la matematica non esiste. C’è però un suo analogo, chiamato Medaglia Fields, che viene assegnata ogni quattro anni ai Congressi mondiali di matematica, a un ricercatore sotto i quarant’anni: a testimonianza del fatto che, come diceva Godfrey Hardy, «la matematica è uno sport da giovani». E da qualche anno c’è pure un analogo del premio Oscar alla carriera, chiamato premio Abel in onore di un grande matematico norvegese morto giovane un paio di secoli fa, e consegnato annualmente a Oslo da re di Norvegia.Sir Michael Atiyah, un libanese che è nato a Londra, è cresciuto a Karthum e ha studiato al Cairo e a Cambridge, ha ottenuto entrambe questi onorificenze, la Medaglia Fields nel 1966 e il Premio Abel nel 2004, ed è dunque uno dei più titolati matematici del mondo. Solo pochi fortunati hanno potuto sentirlo parlare al recente Festival di Matematica di Roma, ma tutti potranno ora godersi la lettura del suo bel libretto Siamo tutti matematici (Di Renzo Editore), un cui egli racconta a ruota libera la sua vita e le sue ricerche, che hanno spaziato dalla teoria più astratta alle applicazioni più concrete.Il momento più affascinante della conversazione è però forse la sezione sulla matematica del XX secolo, che costituisce un pezzo di bravura in cui Atiyah compie una radiografia del corpo della disciplina, riuscendo a mostrare la struttura del suo scheletro e le connessioni fra i suoi vari arti, e toccando grandi temi quali l’abbandono del locale e del lineare, l’aumento del numero di dimensioni, la dicotomia tra geometria e algebra, l’impatto della fisica sulla matematica, e tanti altri.Il libro si conclude con una meditazione sulla responsabilità dello scienziato, perché nella sua intensa vita il ribollente Atiyah ha anche trovato il tempo per presiedere il movimento Pugwash degli scienziati contro l’atomica, che vinse il premio Nobel per la pace nel 1995, sfatando il mito che i matematici siano avulsi dalla realtà e vivano in una torre d’avorio.
